TESSERAMENTO 2010

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De Corato un “medioman” in cerca di gloria

Blitz del Comune contro i campi rom

E in città multati lavavetri e mendicanti 

Il capogruppo di Prc in Regione Lombardia, Luciano Muhlbauer,  (capolista di rifondazione  alle regionali) : “La novità è che il Comune ha fatto tutto da solo, tagliando fuori la polizia di Stato. In azione c’era soltanto la polizia celere del vicesindaco De Corato”

Gli agenti della polizia locale (da Youreporter.it) Gli agenti della polizia locale (da Youreporter.it)

La polizia locale di Milano, utilizzando anche particolari dotazioni che ricordano la tenuta antisommossa della polizia di Stato, ha effettuato quattro sgomberi di rom a Milano. “Abbiamo allontanato complessivamente oltre 150 rom romeni che si erano insediati con tende e baracche in un’area privata di via Vaiano Valle a Chiaravalle -  si legge in una nota del Comune -  dove vivevano circa 120 rom romeni, insediati con 60 baracche, che sono stati allontanati dalla polizia locale, intervenuta con 90 uomini. Presente anche un’ambulanza e i Servizi sociali”.

“La celere del Comune”. “La novità è che il Comune ha fatto tutto da solo, tagliando fuori la polizia di Stato, che pure è deputata al controllo dell’ordine pubblico”, accusa il capogruppo di Prc in Regione Lombardia, Luciano Muhlbauer. “Non c’erano nemmeno le forze dell’ordine. Nè un poliziotto nè un carabiniere. L’operazione è stata gestita interamente dal Comune. E per l’occasione, anche se non ce n’era bisogno, visto e considerato chi abitava la baraccopoli, ha fatto la sua apparizione la celere di Riccardo De Corato. Cioè una quarantina di vigili urbani dotati di casco antisommossa, manganello e scudo”.

La replica di De Corato. “Preciso che gli sgomberi sono sempre effettuati su autorizzazione della prefettura, che già dall’anno scorso consente alla polizia locale di intervenire senza l’ausilio delle forze dell’ordine in contesti non problematici”, replica il vicesindaco De Corato. “Se dal primo gennaio a oggi sono stati effettuati ben 27 sgomberi nei confronti di rom romeni e abusivi è merito della polizia locale di Milano, che su autorizzazione del prefetto sta effettuando interventi a ritmo serrato su tutto il territorio cittadino”.

Blitz contro lavavetri e mendicanti. E’ di 15 multati, fra lavavetri e mendicanti, il bilancio di una serie di controlli messi a segno in città dai carabinieri. L’operazione, che ha visto impegnato 14 militari, ha interessato la zona del cimitero Monumentale, viale Zara, via Farini e piazzale Baiamonti. Complessivamente sono stati multati per 450 euro ciascuno, in applicazione dell’ordinanza comunale, nove mendicanti e sei lavavetri per i quali, oltre alla multa, è scattato anche il sequestro dell’attrezzatura.

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…la federazione della sinistra

DA L’ERNESTO UNO SPUNTO DI DISCUSSIONE

 

 
Impressionanti sono gli ultimi dati forniti in questi giorni dall’ISTAT in relazione al mondo del lavoro in Italia: una vera e propria “passata” di carta vetrata sulla falsa pelle vellutata con la quale il governo Berlusconi ha nascosto la crisi economica e le condizioni di vita della classe operaia e dell’intero mondo dei salariati e degli stipendiati.

L’ISTAT ci dice oggi che, ormai, i disoccupati, in Italia, oltrepassano di parecchio i due milioni. E andiamo, concettualmente, al di là dei numeri: oltre due milioni di persone in carne ed ossa ( e, per superare la tautologia gramsciana, in spirito) con nomi e cognomi, vita, angoscia e grandi ristrettezze personali che, alla fine del mese, non percepiscono un euro per sopravvivere, rischiando di aggiungersi da un giorno all’altro a quell’area di sette milioni e mezzo di persone già socialmente collocate sotto il livello della miseria.

Ma l’ISTAT va avanti impietosamente: tra i due milioni di disoccupati una gran parte sono giovani, che possono vivere solo grazie a quella che appare davvero essere l’ultima fase del “welfare familiare”, nel senso che anche l’aiuto delle famiglie ai figli e ai nipoti appare agli sgoccioli, sia dal punto di vista temporale che da quello strettamente economico.

Il tasso di disoccupazione – prosegue l’ISTAT- a fine dicembre 2009 è salito all’8,5% ( a fine dicembre 2008 era del 7%) : in un anno sono andati in fumo oltre 306 mila posti di lavoro! ( La Confindustria parla addirittura di un tasso di disoccupazione del 10,1%, includendo i cassaintegrati).Tra i giovani che vanno dai 18 ai 24 anni, usciti dal ciclo scolastico e che dovrebbero già essere nel mondo del lavoro, la disoccupazione giunge al 30%, mentre nell’Eurozona è del 23%. Numeri e simboli di un vero e proprio dramma sociale che non emergevano dal 2004 e che sarebbero stati certamente peggiori se non vi fosse stato un massiccio ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà, l’una e gli altri ormai giunti alla fine, all’ “impossibilità” di replica ( la CGIL afferma che negli ultimi 15 mesi un milione di lavoratori ha usufruito di un miliardo di ore di Cig !). Cassa integrazione e contratti di solidarietà che trovano peraltro e spesso durissime contrarietà alla loro estensione ed erogazione, specie quando i padroni sono espressione chiara della penetrazione imperialista nell’economia italiana, come nel caso dell’ “Alcoa”, fabbrica produttrice di laminati passata da “partecipazione statale” ad azienda colonizzata in mano ad una multinazionale USA, azienda che gli americani – appunto – rifiutando con protervia cassa integrazione e ammortizzatori sociali, vorrebbero chiudere attraverso un totale licenziamento.

Nel quadro sociale delineato dall’ISTAT – già di per sé gravissimo e che rende drammaticamente circense l’allegria di Sacconi, Brunetta e Berlusconi – mancano poi altri dati fondamentali: l’ISTAT non ricorda che dell’intera area dell’occupazione il 30% è ormai occupazione precaria ( con medie salariali di 700 euro mensili al nord e di 400 al sud d’Italia); non ricorda che il salario medio dei lavoratori a contratto indeterminato ( dai postini agli infermieri; dagli operai di fabbrica ai ferrovieri, ecc.) è di mille e cento euro al mese ( dopo venticinque anni di lavoro – ad esempio – un impiegato medio delle Poste e Telegrafi ha in busta paga mille e duecento euro; un operaio di un Cantiere Navale – senza notturni e straordinari – poco più di mille euro); non ricorda – l’ISTAT – in questa sua ultima “fotografia” sociale che la spesa giornaliera media di una famiglia “operaia” ( lavoratori di fabbrica, postini, infermieri, ecc.) con due figli a carico è di circa 60 euro ( dati “ Sole 24 Ore”) complessivi, con dentro- cioè – la spesa alimentare, quella per la casa ( detersivi e tanto altro), le rate e le bollette di luce, acqua, gas e telefono. Sessanta euro per 30 giorni sono mille e ottocento euro mensili, cioè 700 euro in più dello stipendio medio di un lavoratore ( tenendo conto, tra l’altro, che una famiglia deve sostenere anche le spese per la scuola dei figli e infinite altre e varie…).

Da questi dati, per altro, è facile capire perché le famiglie italiane sono tra le più indebitate d’Europa: poco oltre la metà del mese le famiglie consumano lo stipendio o il salario; l’accumulazione del debito le spinge in banca a chiedere piccoli mutui, ad alto tasso d’interesse; alla terza richiesta di piccolo mutuo la banca risponde “no”: a quel punto il capofamiglia si rivolge ad una Finanziaria privata per chiedere due o tremila euro, che viene concesso con un tasso di interesse da usurai.

Questo meccanismo perverso, di cui nessuno parla, è in verità la dura realtà che si ripete nel tessuto sociale profondo quotidianamente.

Anche della mancanza dell’adeguamento dei salari e degli stipendi al costo della vita quest’ ultima ISTAT non parla, mentre tale fenomeno ( anche grazie a quel santo di ritorno che pare oggi essere Bettino Craxi) incide sempre più pesantemente nel processo di sottosalarizzazione di massa in corso.

Anche i dati forniti in queste settimane dall’Eurostat ( una sorta di ISTAT europea) la dicono lunga sullo stato reale delle cose sociali: nell’Europa dell’euro il tasso di disoccupazione – a fine 2009 – è stato del 10% ( era dell’8% a fine dicembre 2008); 23 milioni sono i disoccupati nell’Ue dei 27 stati membri, di cui 15 milioni nella zona dell’euro.

Tutto ciò conferma l’analisi della crisi economica successiva alla “bolla americana” condotta dagli economisti di matrice marxista e comunista, una crisi da basarsi – secondo questi economisti – non solo sulle contraddizioni sviluppatesi dalla vasta speculazione finanziaria USA e internazionale, ma – soprattutto – da basarsi sul fenomeno capitalistico di fase segnato, contemporaneamente, da una sovrapproduzione di merci e – specularmente – da una sottosalarizzazione di massa su scala internazionale.

E’ del tutto evidente che, specie a partire dagli ultimissimi dati forniti dall’Eurostat (disoccupazione con caratteri di massa nell’Ue), è necessario avanzare – dal punto di vista comunista, di classe – un’analisi politico-economica, che riteniamo centrale: nell’Ue il fenomeno, dai caratteri internazionali, della sovrapproduzione capitalistica e quello della sottosalarizzazione di massa si combinano, si uniscono, con l’esigenza delle forze economiche neoimperialiste dell’Ue ( “il polo neoimperialista europeo”) di abbattere salari, diritti e stato sociale – sull’intera area Ue – al fine di abbattere il costo delle merci “europee” e vincere la nuova e dura concorrenza con gli USA, con gli altri poli imperialisti e con le nuove potenze economiche in crescita a livello mondiale.

Una natura neoimperialista, quella dell’Ue, che emerge anche dalle contraddizioni sociali descritte dall’ultima Eurostat e che chiederebbe una ben altra analisi e – soprattutto – una ben altra lotta sociale, su scala continentale, di quelle sviluppate dalla debole sinistra italiana.

Ma per tornare agli ultimi dati ISTAT per l’Italia, già commentati sopra: essi descrivono una situazione sociale italiana dai caratteri davvero difficili e – soprattutto – evocano un attacco del capitale contro il lavoro ed una sofferenza sociale di massa che richiederebbero ben altra risposta di quella molle che oggi sta mettendo in campo la sinistra italiana, compreso il movimento sindacale confederale.

Vi è – in questo quadro – un punto dai caratteri particolarmente “contingenti” : il ruolo sociale che dovrebbe saper svolgere la Federazione della Sinistra.

I sondaggi per le prossime elezioni regionali sono inquietanti. Ma i sondaggi, come si sa, sono anch’essi parte della lotta della classe dominante e dei suoi partiti politici contro il movimento operaio complessivo e contro le forze comuniste e di sinistra.

Il punto, però, è che – al di là dei sondaggi – le debolezze della Federazione della Sinistra si avvertono nelle piazze, nelle scuole, di fronte alla fabbriche e ai luoghi di lavoro; la Federazione sembra cioè paralizzata e chiusa in un involucro freddo, che le impedisce di diramarsi sul piano sociale e prendere la testa delle lotte.

Perché? Quali sono le ragioni oggettive e soggettive di questa situazione, che sconta, certo, pesanti eredità negative?

Che fine ha fatto il referendum contro la Legge 30 che la Federazione della Sinistra doveva lanciare e sostenere in tutte le piazze, davanti a tutte le fabbriche?

Perché, dal 5 dicembre 2009 – dal giorno, cioè, che la Federazione della Sinistra è stata lanciata a Roma sul piano nazionale – essa non è partita, non ha destato passioni e nuova militanza, esponendosi così anche a nuove, possibili, debàcle elettorali?

Occorrerebbe andare a fondo di tali interrogativi, in modo non semplicistico e certamente non solo in chiave soggettivistica. E la vigilia di una difficile campagna elettorale non è certo il momento più adatto (né siamo tra quelli – mai lo siamo stati – che irresponsabilmente credono nel “tanto peggio, tanto meglio”). Ma i nodi stanno per venire prepotentemente al pettine. Il movimento operaio complessivo, e con esso le forze comuniste italiane, l’intera sinistra anticapitalista e il movimento sindacale, sono di fronte a grandi problemi, che avranno bisogno, per essere risolti, di uno strenuo impegno politico, sociale e culturale.

Noi non ci tireremo indietro

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un panorama desolante

ttuttute

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taormina gola profonda

bocca

RIPORTIAMO UN ARTICOLO DELL’ESPRESSO IN CUI UN VECCHIO AMICO DI BERLUSCONI VEDENDO APPROSSIMARSI L’ORA DELL’ADDIO ALLA VITA SI FA PRENDERE DAGLI SCRUPOLI E PER AFFRANCARSI AGLI OCCHI DEL SUO DIO DECIDE DI RACCONTARCI QUEL CHE SOLO I BABBEI NON SAPEVANO

 

«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.

 

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

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AGNOLETTO presidente regione Lombardia

agn  FINALMENTE E’ STATA UFFICIALIZZATA LA CANDIDATURA DI VITTORIO AGNOLETTO ALLA CORSA PER LA PRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA.

E’ UNA CANDIDATURA CHE SURCLASSA PER VALORE E MERITI SIA QUELLA DI CARDINAL FORMIGONI CHE QUELLA SCIALBA DI PENATI.. SIAMO CERTI CHE TUTTI I COMPAGNI CHE FANNO RIFERIMENTO ALLA SINISTRA REALE NON ESITERANNO UN ISTANTE NELLA SCELTA.. E SEPPUR LA SPERANZA DI VITTORIA E’ ASSAI POCO CONCRETA (ANCHE PER  PENATI DEL RESTO)  DI CERTO CI DOVRA’ CONCENTRARE SU UN UNICO OBIETTIVO,  QUELLO DI LANCIARE IL MESSAGGIO CHIARO E FORTE CHE LA SINISTRA C’E’ ED E’ RINATA !!

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Agnoletto, 4 punti per vera opposizione a Formigoni

 Red,   28 gennaio 2010, 20:00

 Regionali     “La vittoria di Niki Vendola in Puglia, frutto dell’unità a sinistra, parla anche a noi. Mi rivolgo ai simpatizzanti di Sinistra e Libertà, agli elettori dell’Idv: utilizziamo le elezioni regionali per costruire anche in Lombardia un polo autonomo della sinistra”. Vittorio Agnoletto ha presentato così la sua candidatura alla presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra

La campagna elettorale di Agnoletto sarà incentrata su 4 punti fondamentali: “Primo, il diritto alla salute. Come medico sono indignato dalla situazione lombarda, dove il 60% degli esami diagnostici si fanno in strutture private, e si inventano interventi chirurgici solo per ottenere rimborsi dalle casse pubbliche. Chiedo il rilancio della sanità pubblica lombarda, propongo sanzioni per i dirigenti delle strutture sanitarie che mantengono lunghe liste di attesa per indirizzare i cittadini verso il privato. Secondo, il diritto al lavoro. Siamo la regione che ha perso più posti di lavoro in questo periodo di crisi, e se fosse stato per Formigoni la Innse a quest’ora avrebbe chiuso. Sono necessari più ammortizzatori sociali, che garantiscano anche chi è privo di tutele, come i lavoratori dei call center e tutti i precari. Altro che doppi stipendi in stile Stanca! Terzo, il diritto allo studio e la difesa della scuola pubblica: è vergognoso che a Milano si chiuda il liceo Gandhi, unica scuola per studenti-lavoratori, mentre oltre il 90% dei finanziamenti regionali vanno alla scuola privata, a tutto vantaggio dei redditi più alti. Infine, diciamo no all’Expo, no alla cementificazione del territorio, contro la penetrazione delle mafie negli appalti pubblici, contro la devastazione dell’ambiente. Ci impegneremo a fondo nella difesa dell’acqua pubblica anche attraverso il referendum che sosterremo insieme a quello contro il nucleare”.

Obiettivo di Agnoletto, che ha scelto di non essere anche capolista e dunque di non diventere consigliere regionale, è ricostruire “dal basso un’alternativa”, una “vera opposizione a Formigoni e ai poteri forti”. Perché al Pirellone, spiega il candidato della Federazione per la Sinistra, servono “consiglieri capaci di rendere il Palazzo trasparente, pronti a contrastare la politica delle destre e di fare l’opposizione che il Pd non vuole fare”.

In perfetta sintonia Paolo Ferrero, intervenuto come portavoce nazionale della Federazione della sinistra. “In Lombardia – ha osservato – la situazione è chiara. Penati ha deciso che Formigoni deve restare presidente, di qui la scelta di frantumare la sinistra e di non proporre un’alternativa di contenuti. A questo punto, la domanda non è chi vincerà le elezioni. La domanda è: quando avrete da fare una battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, l’inceneritore che vogliono costruirvi davanti a casa, contro la chiusura della vostra fabbrica, avrete qualcuno a darvi ascolto in Consiglio regionale, o nessuno? Per questo – ha concluso Ferrero – bisogna votare Agnoletto e la lista della sinistra”. Un invito rivolto anche a Sinistra e libertà, “che in Puglia ha sostenuto Nichi Vendola contro Boccia, mentre in Lombardia appoggia Penati, che è molto più a destra di Boccia”.

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senza parole

giornata

 

 

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                       MAI PIU’ !

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ULTIMO AVVISO !!


Lettera aperta a Nichi Vendola

Oggi alle 7.49

(da il manifetso del 26 gennaio 2010)

Caro Nichi, colgo l’occasione di questo comune giorno di festa per porti una domanda: perché la positiva dinamica che abbiamo messo in moto in Puglia non può essere ripetuta anche nelle altre parti d’Italia?

Nella tua regione, di fronte all’arroganza del gruppo dirigente del PD abbiamo fatto fronte comune. Prima rifiutando la proposta che tu non venissi candidato e poi con il comune sostegno alla tua candidatura nelle primarie. Questo fronte comune ha vinto e il tuo splendido risultato ne è la testimonianza.

In Puglia ha cioè funzionato nei fatti una coalizione di sinistra di alternativa, in grado di tenere un profilo politico autonomo dal PD, che è riuscito, come riuscimmo nel 2005, a vincere le primarie. Una coalizione di sinistra di alternativa che ha aperto contraddizioni nel PD proprio in quanto ha saputo agire con una soggettività propria, non subalterna o manovriera. Si è fatta una battaglia limpida, senza sotterfugi, sia sul piano politico che su quello dei contenuti e la chiarezza ha pagato.

Del resto quando ci siamo visti e sentiti nelle settimane scorse proprio questo punto avevamo messo al centro. Di fronte ad un PD che è caratterizzato da una deriva centrista, con tratti di vera e propria subalternità all’UdC, abbiamo convenuto sulla necessità di coordinare le forze della sinistra al fine di incidere positivamente nella discussione in tutte le regioni. Nella reciproca autonomia avevamo individuato la necessità di unire gli sforzi, di fare una battaglia comune, di evitare che il PD potesse metterci gli uni contro gli altri nella ridefinizione moderata del suo asse politico.

In tutta franchezza , proprio questa battaglia comune a me pare sia venuta meno. Mentre in Puglia abbiamo agito concordemente, questo non avviene nelle altre regioni d’Italia.

Non ho lo spazio per fare una disanima complessiva per cui mi soffermerò solo sul caso della Lombardia, che a me pare emblematico. In questa regione Sinistra e Libertà ha deciso di sostenere Penati a candidato a Presidente proprio mentre questo ha posto un veto sulla presenza della Federazione della Sinistra nella sua coalizione. Qui ci troviamo in una situazione incredibile: il candidato del PD decide di porre una discriminante anticomunista per far parte della sua coalizione e si caratterizza su contenuti che sono grosso modo l’opposto dei contenuti che tu hai sostenuto nelle primarie pugliesi. Sinistra e Libertà, invece di fare battaglia politica e di rompere con Penati, decide di partecipare alla sua coalizione. Mentre in Puglia la sinistra, insieme, ha ottenuto un risultato straordinario, in Lombardia Sinistra e Libertà si fa strumento del tentativo di distruzione della sinistra da parte di Penati.

Caro Nichi ti chiedo quindi di battere un colpo. Se i ricatti non si possono accettare in Puglia, non debbono essere accettati nemmeno in Lombardia. Se è possibile lavorare per l’alternativa in Puglia, deve essere possibile farlo anche altrove. La primavera non la si costruisce in una regione sola.

Paolo Ferrero

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caro PD che S..VENDOLA !!

svendola

caro D’Alema che S..Vendola ! non ci voleva certo la BOCCIA di cristallo per indovinare l’esito delle primarie.. bastava annusare l’aria e informarsi un pelo su ciò che Niki ha fatto in Puglia, ma tu Baffetto malefico e generale arrogante e altezzoso hai voluto lo stesso imporre la tua “strategia” del menga al tuo dellfino, un Bersani che nulla ha del Bersani pre nomina.. e che chiuso nell’angolo delle mere  convenienze ha adegiuato il suo “dire” al tuo sciocco voler “fare”.

Bene! ora Vendola ha ricevuto il sostegno che si meritava da voi, non da voi apparato furfante ma dalla vostra base che lascia intravvedere un che di rosso nel cuore.

al di la di quel che ci “separa” (invero veramente poco) Vendola e NOI ( che da subito gli abbiamo garantito appoggio) abbiamo veramente a cuore quel che serve alla gente e non certo subordinando il tutto ai conti della serva che ultimamente sembra si siano impadroniti (in ogni realtà voi siate presenti) di ogni vostra minima mossa… a proposito di conti.. nonostante la calcolatrice sempre accesa in poco tempo avete perso la bellezza di 4 milioni di voti.. non sarà ora di gettarla alle ortiche ?

direte voi “senti da che pulpito ..!!” già.. senti da che pulpito vi arriva questa prebenda, proprio da chi avete contribuito a smantellare, con le vostre fantasie “soliste” e con le vostre idee più riformiste dei riformisti che ci bastonano dal governo. Ma torniamo a parlare di voi. Troppo buono Vendola ad elogiare comunque la scelta di D’Alema.. è nel suo stile e nel suo progetto un avvicinamento a tappe forzate al vostro schieramento.. troppo buono ..quasi non ve lo meritereste !

adesso ci raccomandiamo a voi ..Vendola va votato, l’UDC sprezzante e ipocrita (l’ago della bilancia fece una brutta fine..chissa se..) va da sola (chissà dove poi ?) il che garantirà a Vendola di non dover poi spartire responsabilità con  i cattofurbetti quindi AVANTI TUTTA E FORZA NICHI

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PRIMARIE IN PUGLIA

come avevamo già detto la speranza che Bersani fosse in grado di dare una identità, anche pallida, di sinistra al Pd si è rivelata una speranza mal riposta.

palesemente prigioniero di lobby interne al Pd, Bersani si è “congelato”.. e non è stato in grado dare una benchè minima caratterizzazione al proprio partito, men che meno una identità di sinistra.

non possiamo certo credere che il “minimo sindacale” della protesta che il Pd sta dimostrando possa considerarsi una svolta, il cancro D’Alemiano che ne sta divorando l’essenza unita alla scialba impostazione “tuttopossibilista” Veltroniana hanno ormai minato le fondamenta di quello che, ormai a torto, viene considerato l’erede diretto del PCI (e del quale peraltro ha ripudiato quasi in toto l’etica).

la paura di perdere voti cattolici, moderati, riformisti, interisti, milanisti, ha messo in condizione il Pd di arrotolarsi su posizioni incomprensibili l’ultima delle quali la possiamo considerare addirittura MASOCHISTA

contrapporre ancora una volta Boccia a Vendola ha del diabolico, così come diabolico è il fautore occulto di tale scelta (D’Alema) che per raccattare qualche migliaio di voti dll’UDC rischia di “affondare” del tutto lo spirito di fedeltà militante di cui ancora gode in Puglia.

se Vendola vince, come è giusto che sia, cosa accadrà al PD ? con che faccia si presenterà al suo elettorato? ( che siamo certi voterà in massa per l’amico Niki).. non vogliamo addentrarci ulteriormente in ipotesi che appaiono perfino scontate.. ci limitiamo solo ad augurare a Vendola una vittoria SCHIACCIANTE (la precedente volta vinse solo con uno 0, ma stavolta ha alle spalle una gestione eccellente della regione) che costringa il Pd a riprendersi dalla fase catatonica in cui è precipitato

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