La situazione del Paese è in una crisi economica e sociale drammatica. Non si vede nessuna via di uscita, nessuna iniziativa strutturale che può permetterci di riprendere la speranza e la fiducia. Il numero dei disoccupati continua a crescere pesantemente, a cui quotidianamente si aggiungono operai, precari, insegnanti, solo per citare alcune categorie, che affollano gli uffici sociali dei comuni che stanno scoppiano, con scarsi fondi e risorse.
Sono al limite le capacità degli enti locati di gestire in modo efficace e serio le problematiche enormi che abbiamo di fronte, con i Bilancio delle pubbliche amministrazioni, sempre più carenti e insufficienti per affrontare una crisi di proporzioni mai viste. Nessuna iniziativa seria per gli investimenti dei comuni, come scuole e trasporto locale, nessuna risposta per l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità, nessuna risposta rispetto alla disponibilità di contribuire all’evasione fiscale, nessun sostegno ai servizi sociali, per anziani e famiglie i particolar modo
Siamo molto lontani dallo strutturare l’ambito delle politiche sociali in un disegno complessivo all’altezza della crisi del welfare, dell’emergere di nuovi bisogni e nuove domande, della tutela di fondamentali diritti di cittadinanza, che dovrebbero divenire esigibili per essere realmente assicurati. In questo vuoto di visione e di lungimiranza non è cresciuto alcun “sistema “degli interventi, bensì un, a volte sgangherato-coacervo di interventi e misure, in prmis la Regione, senza alcun collegamento a livello nazionale.
Diminuito il Fondo nazionale delle politiche sociali, praticamente azzerato il Fondo per la non autosufficienza, stanziati 200 milioni di euro per la “social card”, non introduzione del Reddito minimo di inserimento (unico paese nell’Europa a 15, insieme alla Grecia)…………ecco il quadro esistente, in attesa della Finanziaria 2010.
Un quadro che vede ormai oggi di fatti realizzata la trasformazione di un welfare pubblico, a responsabilità pubblica, per l’effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza in una privatizzazione caritatevole e in una gestione mercantile dei bisogni fondamentali; una civiltà solidale ed etica, fondata sull’interesse generale dei servizi universalistici uguali per tutti, garantiti in misura proporzionale al reddito attraverso la contribuzione progressiva prevista dalla Costituzione che lascia il campo a una civiltà individualistica e consumistica, fondata sui servizi differenziati per fasce diverse di popolazione a seconda dell’assicurazione che può garantire il reddito di cui si dispone.
Fonte: Rapporto La finanziaria per noi, come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente
Le proposte di Sbilanciamoci! per il 2009
